
" In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi "
Muriel Barbery
In un freddo mattino di Febbraio, termino di leggere 'L'eleganza del riccio'.
Il ticchettio della pioggia che impatta sui vetri accompagna la lettura degli ultimi capitoli.
Giro le ultime pagine di un'opera e combatto nel contempo una (ahimé...vana!) battaglia con un pianto che sale e cresce fino a che, i miei occhi, vinti e sconfitti, cedono e si liberano.
L'animo, allora si fa più leggero, perché un altro velo nero s'è lacerato e posso strapparlo via.
Mi capita quando leggo un'opera che mi fa crescere.
Potere de 'L'eleganza del riccio'.
Perché questo libro narra una storia che lentamente ti penetra e possiede pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo trascinandoti nelle ascese e discese dell'ottovolante emozionale pilotato dalla coltissima portinaia Renée, un personaggio che ci risucchia nella sua guardiola come nella sua meravigliosa testa; in quella mente eccelsa, ma celata, nascosta per scelta dietro il muro della sciatteria, della stoltezza.
E quando, ci si appresta ad un inaspettato lieto fine ecco che, nelle battute finali arriva la deflagrazione attraverso un epilogo crudo, amaro, dannatamente vero, reale; esplode la consapevolezza del nostro caduco essere ed ogni nostro felice pronostico crolla.
Superbo libro; erano anni che non godevo così di una lettura.
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